E’ possibile adottare il sequestro preventivo del veicolo condotto dall’”ubriaco”, anche se in comproprietà con la moglie.
Cassazione Penale, Sentenza 16/12/2009, n. 48031

Interessante decisione della Cassazione sul sequestro preventivo a fini di confisca di un bene indivisibile, di proprietà di più persone (marito e moglie), non tutte ovviamente chiamate a rispondere del reato costituente il presupposto della misura ablativa.

Trattavasi, del sequestro a fini di confisca di un veicolo in “comunione dei beni tra coniugi”, dei quali solo il marito era chiamato a rispondere della contravvenzione di guida sotto l’influenza dell’alcool (articolo 186, comma 2, lettera c), del codice della strada).

La Corte ha in primo luogo con chiarezza affermata la legittimità del sequestro.

Poiché la confisca è un provvedimento definitivo, con finalità cautelare, alla cui adozione è deputato il giudice in sede di giudizio, ha argomentato in proposito il giudice di legittimità, è coerente con il sistema che, in sede di indagini, proprio in via strumentale per l’attuazione della misura di sicurezza, sia possibile adottare la misura cautelare del sequestro preventivo, che è intrinsecamente caratterizzata da un vincolo di indisponibilità del bene, idoneo a garantire una funzione inibitoria del bene.

Da ciò consegue, ha concluso la Corte, che quando oggetto della misura è un bene indivisibile (nella specie, appunto, un veicolo sequestrato a fini di confisca a soggetto chiamato a rispondere della contravvenzione di guida sotto l’influenza dell’alcool), il sequestro preventivo, strumentale alla confisca (nella specie, obbligatoria), non può che colpire l’intera res, sebbene sia in titolarità di più persone In secondo luogo, a quanto è dato capire, la Corte si è soffermata anche sulla confisca, pur se il tema della questione sottopostale era solo quello del sequestro, prendendo in proposito posizione nel senso che al momento applicativo della misura ablativa si deve “sciogliere” la comunione, ablando solo la parte di pertinenza del reo.

E’ affermazione, quest’ultima, che non sembra totalmente convincente, almeno con riferimento al caso di interesse, della confisca del veicolo condotto da persona in stato di alterazione da abuso di alcool. Non è chiaro, infatti, come possa procedersi, rispetto ad un bene indivisibile, ad un’ablazione parziale.

E’ preferibile allora quell’altro orientamento giurisprudenziale che, dopo avere ribadita la legittimità del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca sanzionatoria prevista dall’articolo 186, comma 2, lettera c) del codice della strada, del veicolo di cui il trasgressore risulti comproprietario [ciò in quanto ai fini dell’applicazione della misura cautelare non possono avere effetti “vincoli” posti in materia contrattualistica dal codice civile, volti a regolare i “rapporti interni” tra il trasgressore ed altri soggetti vantanti, in ipotesi, una posizione giuridica qualificata nei confronti della res], ha affermato che la successiva confisca dovrà essere poi applicata dal giudice di merito tenendo conto, da un lato, della natura sanzionatoria della misura de qua, che certo non può trovare limiti di applicazione con riferimento a profili di natura civilistica che concernano i “rapporti interni” tra i soggetti vantanti la (con) titolarità della res, e, dall’altro, del fatto che, comunque, per “persona estranea al reato”, ai fini della non applicazione della misura ablatoria, deve intendersi non solo chi non ha concorso nel reato, ma anche chi non ha neanche avuto, per difetto di vigilanza o altro, alcun tipo di colpevole collegamento, diretto o indiretto, ancorché non punibile, con la consumazione del reato (Cassazione, Sezione IV, 22 maggio 2009, Binzaru).

Per l’effetto, a seguire questa seconda impostazione, laddove il comproprietario risultasse estraneo al reato, la confisca dovrebbe riguardare il bene per l’intero, anche se, poi, ovviamente, il comproprietario estraneo potrebbe attivarsi anche giudiziariamente per ottenere dal comproprietario la ripetizione della quota di propria spettanza dal comproprietario il cui comportamento illecito abbia originato l’adozione della misura ablativa.

Tratto da Quotidiano Ipsoa 2010