La posta elettronica certificata? Obbligatoria per legge ma vietata nel processo civile e penale. Una circolare del ministero congela l’utilizzo della pec nelle aule di giustizia.

La posta elettronica certificata? Obbligatoria per legge (dal 30 novembre scorso devono averla tutti i professionisti) ma vietata nel processo civile e penale.
A certificare il paradosso di un processo telematico che rinnega l’aspetto più avanzato della telematica – la certificazione digitale, appunto – è la circolare del 7 gennaio scorso a firma del direttore generale della Giustizia per “i sistemi informativi automatizzati”, Stefano Aprile: il dirigente congela la Pec fino a nuovo ordine e invita l’amministfazione giudiziaria a far rivivere nel frattempo «le regole tecniche del processo telematico» (Dm 10 luglio 2008 e Dm 1o luglio 2009).
«Nessuna anomalia dichiara il direttore Stefano Aprile -: è vero che il decreto legge 193 prevede il passaggio alla Pec, ma è vero anche che per arrivare a quel traguardo sono richieste regole tecniche ancora da emanare: queste le faremo sentito il ministero della Pa e dell’innovazione, e DigitPa, nella forma poi ovviamente del decreto ministeriale». I tempi? «Sono quelli previsti dal Dl – aggiunge Aprile – cioè entro 6o giorni dopo la conversione in legge del decreto. Quindi, direi, ragionevolmente entro la prossima primavera la piattaforma unica digitale, anche per il processo, diventerà quella della Pec».
La necessità tecnica del decreto di varo della Pec, secondo via Arenula, era correlato alla norma che ne prevede l’obbligatorietà della, la legge 2/2009. La. circolare del ministero della Giustizia, comunque, evidenzia le deficienze strutturali nel coordinamento degli interventi normativi sul funzionamento degli uffici giudiziari, in barba all’interoperabilità dei sistemi informatici della pubblica amministrazione. Il processo telematico (se mai prenderà piede) è incanalato su un binario del tutto parallelo rispetto alle innovazioni dettate dal Codice dell’amministrazione digitale (che disciplina le firme elettroniche) e della legge 2/2009 che regola l’uso della posta elettronica certificata (Pec) anche nella Pa.
Questi due ultimi strumenti sono tutt’altro che perfetti, ma potrebbero essere applicati con intelligenza e consentire – qui e ora – incrementi di efficienza e risparmio di costi nella gestione degli uffici giudiziari. Basti pensare all’eliminazione del deposito fisico di atti in cancelleria, o all’invio telematico degli atti da notificare firmati digitalmente agli ufficiale giudiziari, che poi potrebbero provvedere a stampare, imbustare e spedire le copie cartacee (magari, gestendo la riscossione dei diritti tramite un banale sistema di pagamento online).
Questo, invece, non sarebbe possibile perché – secondo il ministero della Giustizia- il decreto legge 193/09 sugli interventi urgenti in materia difunzionalità del sistema giudiziario ribadisce la preminenza delle norme tecniche sulla posta certificata per il processo telematico sulla Pec. Considerato dunque che i due sistemi non sono interoperabili, la conseguenza è quella di mettere la Pec fuori gioco.  Dunque, ci si domanda quale sia stato il senso di obbligare per legge decine di migliaia di avvocati a dotarsi di una casella Pec, se poi non la possono usare nella loro attività cardine: quella giudiziaria. Certo, si dice da parte del ministero che le norme tecniche sul processo telematico saranno emendate per essere allineate a quelle sulla Pec, risolvendo quindi il problema. Ma i tempi di realizzazione sono incerti.
C’è, tuttavia, qualche spazio di manovra per superare l’impasse provocato da questa circolare. Le regole tecniche sul processo telematico hanno, infatti, natura regolamentare essendo disciplinate da due decreti ministeriali del 2008 e  del 2009, mentre la disciplina dell’uso della posta elettronica certificata è di rango normativo sovraordinato. Si potrebbe quindi concludere che non sarebbe illecito disapplicare i decreti in questione. Oppure si potrebbe sperare che – in sede di conversione – un emendamento stabilisca esplicitamente la diretta applicabiità della legge 2/09 alla trasmissione degli atti.

Fonte: ilsole24ore