Fare privatamente un mutuo ad una persona non è esercizio abusivo del credito. L’attività di prestito di denaro si realizza quando il creditore si rivolge a una collettività di persone, e non ad una soltanto.

Richiamando l’articolo 132 del decreto legislativo n. 385 del 1° settembre 1993, la Corte di Cassazione ha assolto con la sentenza n. 2404 un uomo che aveva prestato (mutuato) del denaro a un amico. Affinché si configuri il reato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria – hanno sottolineato gli ermellini – è necessario che quest’ultima sia rivolta nei confronti del pubblico, e non in via occasionale a un solo amico o conoscente. Partendo da questo criterio, la Suprema Corte ha precisato che “tale attività non deve necessariamente essere interpretata in senso quantitativo, ma è sufficiente che lo sia in senso qualitativo e cioè come rivolta ad un numero non determinato di persone”.

Non è dunque reato fare un mutuo ad un amico. A nulla rileva poi la misura del prestito scrive la Corte. Non è questione di “quantità”. Ciò che rileva ai fini penali è che vi sia un’attività rivolta a un numero indeterminato di persone.