Massima tutela per i lavoratori professionisti. Infatti hanno diritto ai danni patrimoniali e non patrimoniali nel caso in cui il superiore gerarchico li abbia ingiustamente demansionati ed estromessi da qualunque attività, compromettendone così la carriera e la vita di relazione.
La Cassazione con una sentenza di ieri ha usato il pugno di ferro contro un primario che aveva demansionato, non facendolo partecipare a nessuna attività del reparto, un chirurgo anziano che, per questo, gli aveva fatto causa. Non solo. I giudici della terza sezione civile hanno anche annoverato “il lavoro del professionista” fra quelli tutelati dalla Costituzione, “secondo le teorie organicistiche e laburistiche anche europee”. In sintesi, mette nero su bianco la Cassazione, “il lavoratore professionista va posto in uno stato costituzionalmente protetto, per le connotazioni essenziali e le condizioni di qualificazione e dignità professionale; in altri termini in una posizione soggettiva costituzionalmente protetta”. Insomma, la terza sezione civile della Suprema corte ha accolto il ricorso degli eredi del chirurgo demansionato dal suo primario affermando il principio secondo cui “in una fattispecie di rapporto gerarchico professionale, quale quello che ricorre tra il primario di un reparto ospedaliero di chirurgia pediatrica e l’aiuto anziano già operante nel reparto, rapporto che integra un contatto sociale dove la posizione del professionista dequalificato è presidiata da precetti costituzionali, costituisce fatto colposo che configura illecito civile continuato ed aggravato dal persistere della volontà punitiva e di atti diretti all’emarginazione del professionista, la condotta del primario che, nell’esercizio delle mansioni cui era addetto. Tale condotta altamente lesiva è soggettivamente imputabile al primario, come soggetto agente, ed esprime l’elemento soggettivo della colpa in senso lato, essendo intenzionalmente preordinata alla distruzione della dignità personale e dell’immagine professionale e delle stesse possibilità di lavoro in ambito professionale, con lesione immediata e diretta dei diritti inviolabili del lavoratore professionista”.

Fonte cassazione.net