La Corte di cassazione impone di seguire il procedimento ordinario davanti al tribunale. Liquidazione speciale off limits per il legale senza mandato.

Strada più lunga per i legali che devono riscuotere la parcella da un cliente che non ha conferito mandato. Infatti, non possono avvalersi del procedimento speciale di liquidazione ma di quello ordinario davanti al tribunale.

A questa conclusione è giunta la Suprema corte che, con la sentenza n. 2320 del 1° febbraio 2010, ha respinto il ricorso di un legale che aveva impugnato in Cassazione una decisione del Tribunale, chiamato a decidere sulla parcella richiesta a due presunti clienti (che non avevano conferito mandato).

Il gravame, ha stabilito la seconda sezione civile, non è ammissibile perché prima di essere impugnato di fronte dalla Suprema corte avrebbe dovuto essere regolarmente appellato, come avviene nel rito ordinario. Insomma, quando si discute di una parcella chiesta dal professionista senza mandato del cliente, non può che seguirsi il rito ordinario. Questo mette l’avvocato nella condizione di affrontare un percorso processuale molto più lungo. Ma sul punto i giudici di legittimità non hanno avuto dubbi. «Non possono essere ricomprese nella procedura speciale di cui alla legge n. 794 del 1942», si legge nel passaggio chiave delle motivazioni, «le questioni chiaramente tendenti a far accertare al giudice la posizione soggettiva di persone che, pur non avendo conferito mandato al difensore, vengono invocate in solido nel pagamento di onorari scaturiti dichiaratamente da una attività giudiziale del legale. Tale procedura infatti è praticabile esclusivamente quando non sia contestato, il rapporto professionale tra avvocato e cliente ed è in discussione solamente il quantum degli onorari spettanti».

Per questi motivi i Supremi giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso di un legale che sosteneva di aver difeso una società barese e di aver anche sostenuto della spese. Tuttavia il legale non aveva mai ricevuto dai vertici aziendali il mandato. Dal tribunale aveva però ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento della parcella ai minimi tariffari. Contro questa decisione aveva proposto direttamente ricorso in Cassazione sostenendo di poter saltare l’appello perché si era avvalso della procedura sommaria riservata ai legali. Una tesi, questa, che non ha convito i giudici di Piazza Cavour che hanno invece dichiarato il ricorso inammissibile e condannato l’avvocato al pagamento delle spese legali. Stessa conclusione era stata sollecitata dalla procura generale.

Fonte: italiaoggi.it