Il domicilio è inviolabile: la perquisizione deve essere supportata da elementi indiziari circa la sussistenza di un illecito.

E’ quanto hanno precisato di recente i giudici della Suprema Corte con la sentenza 48552/2009, precisando, altresì, che la perquisizione eseguita al di fuori dei sopra menzionati presupposti non solo è illegittima, ma obiettivamente arbitraria, sconfinando, perciò, nella indebita incisione della libertà domiciliare tutelata dalla nostra Carta Costituzionale.

La polizia giudiziaria non può procedere d’iniziativa alla perquisizione finalizzata alla ricerca di armi e munizioni (ex art. 41 r.d. 773/1931), sulla base di un semplice sospetto, ma esclusivamente in presenza di un dato oggettivo certo.

La resistenza del cittadino alla perquisizione non può pertanto definirsi “resistenza a pubblico ufficiale”: il suo comportamento non è, quindi, perseguibile dalla legge.

Nella sentenza si legge testualmente che “l´evocazione dell´articolo 41, T.U.L.P.S. si appalesa, all´evidenza, come un mero pretesto, utilizzato dal maresciallo per sfondare la porta senza che esistessero i presupposti di legalità per esercitare, per di più con modalità violente, il potere di perquisizione”.

Di fatto, il comportamento del Carabiniere non era giustificato in quanto, mancava qualsiasi sospetto o oggettivo indizio di notizia che nella casa dell’imputato esistessero abusivamente armi.

Il sopra citato art. 41 t.u.l.p.s., consente agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria di effettuare perquisizioni, anche per indizio, e lascia alla libera iniziativa, e alla valutazione discrezionale, degli organi di polizia il potere che la Costituzione, all’art. 13 comma 3°, riserva invece a questi organi solo in via eccezionale, in casi di necessità e di urgenza tassativamente indicati dalla legge.

I giudici hanno, inoltre, spiegato che “va evidenziato che la previsione costituzionale, nell’introdurre la riserva di legge per derogare alla regola inviolabilità del domicilio, in stretto collegamento con la libertà personale, impone all’interprete un’interpretazione rigorosa dell’art. 41 R.D. cit., da cui sia bandita qualsiasi libera iniziativa e valutazione discrezionale degli organi di polizia giudiziaria e negata la possibilità che la perquisizione possa essere effettuata sulla base di un mero sospetto (che può trarre origine anche da un semplice personale convincimento), essendo sempre necessaria l’esistenza di un dato oggettivo che costituisca “notizia, anche per indizio”, il quale, per sua natura, deve ricollegarsi ad un fatto obbiettivamente certo o a più fatti certi e concordanti tra loro”.

Fonte: altalex.com