Commette reato l’avvocato che allega al ricorso presentato al Tribunale della documentazione falsa che lo aiuta a vincere la causa.
Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con una sentenza di oggi , ha reso definitiva la condanna nei confronti di un legale accusato di falso ideologico “per avere, quale avvocato di due lavoratori, allegato a due ricorsi presentati alla sezione lavoro, una falsa lettera raccomandata di impugnazione del licenziamento, requisito di ammissibilità dei ricorsi presentati dai suoi due assistiti, impugnativa del licenziamento in realtà concernente solo un altro lavoratore licenziato nell’occasione”.
“Nella specie- ha motivato la quinta sezione penale – del tutto correttamente è stato ritenuto il reato di falso ideologico per induzione del pubblico ufficiale, in atto pubblico, nel comportamento del legale che ha indotto in errore il giudice del lavoro mediante la falsa documentazione allegata ai ricorsi, nei termini di cui all’imputazione, essendosi determinato detto pubblico ufficiale, sulla base dell’induzione consistita nel far figurare, contrariamente al vero, come inviata anche da altri dipendenti la lettera raccomandata di impugnazione del licenziamento, presupposto di ammissibilità dei ricorsi dai predetti presentati al giudice del lavoro, ad emanare due sentenze ideologicamente false in quanto ad un oggettivo presupposto di validità del contenzioso processuale”.
E’ stato quindi il giudice del lavoro l’autore immediato “della falsità ideologica”, il quale, ingannato dal legale, ha dichiarato fatti diversi dal vero della cui falsità deve appunto mediatamente risponderne, per induzione, il privato.

Fonte: cassazione.net