Come cambia il modus operandi con il via alla testimonianza scritta nel rito civile. Domande concise per avere risposte secche e precise.
Parte la testimonianza scritta nel processo civile. Il ministero della giustizia ha predisposto, con il decreto 17/2/010 (in G.U. n. 49 del 1° marzo 2010, si veda ItaliaOggi del 2 marzo scorso) il modello previsto dall’articolo 257 del codice di procedura civile, introdotto dalla legge 69/2009, che impone una corrispondenza scritta tra testimoni e protagonisti del processo e, conseguentemente, nuovi compiti per gli avvocati. Vediamo quali. Potere di veto. L’art. 257-bis cpc affida al giudice il compito di decidere se assumere una testimonianza scritta «su accordo delle parti». Questo significa che le parti hanno potere di veto circa l’assunzione della testimonianza scritta. L’avvocato deve quindi valutare se ricorrono i presupposti per tale modalità di assunzione della testimonianza scritta, nell’interesse del proprio cliente. Questa valutazione (effettuata dall’avocato nell’interesse del proprio assistito e dal giudice in funzione delle esigenze del procedimento) ha come parametri: la natura della causa e ogni altra circostanza. Ma non è detto che si debbano fare valutazioni soggettive sulla attendibilità del teste e sulla genuinità delle risposte. Per natura della causa si intende una caratteristica del giudizio per le materie trattate, per la complessità dell’istruttoria, per il valore della causa. Naturalmente la clausola che si riferisce genericamente a ogni altra circostanza apre la strada anche a valutazioni sulla possibile capacità a formulare per iscritto le risposte o alla semplice necessità di assumere viva voce le risposte stesse. In sostanza il punto cruciale in questa situazione è, per l’avvocato, far decidere la propria parte nella direzione del dissenso a tale procedura (il che potrebbe comportare anche una maggiore durata del processo).

Il modello. L’articolo 257 citato prevede che il giudice, con il provvedimento con cui dispone la testimonianza scritta, dispone che la parte che ha richiesto l’assunzione predisponga il modello di testimonianza in conformità agli articoli ammessi. A questo punto l’avvocato deve prendere il modello ministeriale. Si ritiene che la predisposizione del modello significa completare la pagina 1 del modello nel quale occorre indicare l’autorità giudiziaria procedente, il numero del procedimento, le parti del processo e i loro difensori, oltre che il termine entro il quale bisogna riconsegnare il modello compilato con firme autentiche. Occorre anche compilare le caselle relative alla domande, che devono essere identiche alle domande ammesse dal giudice (in sede di valutazione delle richieste di prova). Il modello è cartaceo e quindi non in linea con il processo telematico.

Le domande. Affidarsi alla scrittura per una parte cruciale del processo e cioè la testimonianza significa impostare le domande in maniera esaustiva e completa. Mentre nell’udienza l’oralità della trattazione  consente di precisare il tenore delle domande o di chiedere di precisare il tenore delle risposte, tutto ciò non è possibile con la testimonianza a distanza. Questo deve spingere a formulare domande brevi, chiare e tali da avere una risposta secca e precisa. Ciascuna domanda deve essere intelligibile in sé stessa e si devono evitare rinvii a documenti scritti o fotografici, che non possono essere mostrati al teste (come invece potrebbe accadere in udienza). Tra l’altro se la domanda necessita di consultare un documento o una fotografia questo potrebbe spingere a non acconsentire alla testimonianza scritta; oppure se si procede in questo senso si deve formulare la domanda in modo che sia in se stessa comprensibile, senza fare riferimento ad altro. Obbligarsi a domande sintetiche potrà essere un buon metodo. Da preferire è il tono colloquiale, da evitare il linguaggio.

Notifica. Il plico confezionato deve essere notificato al testimone a cura dell’avvocato. Ciò è previsto dall’art. 257 cpc. L’articolo 103-bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, invece, chiarisce che le istruzioni per la compilazione devono essere notificate unitamente al modello predisposto. Non si ritiene che la norma consenta la notificazione a mezzo raccomandata o fax, come invece previsto dall’articolo 250 del codice di procedura civile per le intimazioni ai testimoni per l’audizione personale in udienza. Peraltro, trattandosi di notificazione in materia civile, l’avvocato potrà eseguire la notifica in proprio ai sensi della legge 53 del 1994.

Testimonianza orale. L’articolo 257 citato prevede che il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni, può sempre disporre che il testimone sia chiamato a deporre davanti a lui o davanti al giudice delegato. Questo, per l’avvocato, significa leggere attentamente e analiticamente le risposte scritte per valutare se sollecitare il potere del giudice di chiamare il testimone avanti a sé. Può essere che sia opportuno chiamare, per esempio, più testimoni a confronto.

Il testimone. Il compito del testimone non necessariamente viene semplificato. È vero che non deve andare in udienza (magari presso un tribunale lontano dalla residenza). Ma è anche vero che deve compilare il modello, magari con una alto numero di risposte da dare e poi deve passare ad autentica le firme. Le firme sono tantissime (una per dichiarazione sulle condizioni di ammissibilità e una per ogni risposta). Per la firma il testimone deve andare in comune o in tribunale e poi comunque deve consegnare il modello andando in tribunale o spedendolo. Non è detto che il testimone risparmi tempo. Certo che il testimone deve stare molto attento e prendersi la responsabilità di rendere dichiarazioni su questioni che possono essere molto complesse (ad esempio sulla ammissibilità o sulla opposizione del segreto professionale).

Documenti di spesa. L’art. 257 cpc prevede che quando la testimonianza ha a oggetto documenti di spesa già depositati dalle parti, essa può essere resa mediante dichiarazione sottoscritta dal testimone e trasmessa al difensore della parte nel cui interesse la prova è stata ammessa, senza il ricorso al modello. Quindi se è già stata depositata una fattura, il testimone può confermarla con una semplice lettera all’avvocato.

Fonte: italiaoggi.it