La forma processuale abbreviata non impedisce l‘acquisizione di elementi inediti

Il giudizio abbreviato non può impedire l’acquisizione di una prova nuova e decisiva come i risultati di
intercettazioni telefoniche. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza n. 8527, della Seconda sezione
penale depositata ieri. La pronuncia ha accolto il ricorso presentato dalla Procura e dalla parte civile in un procedimento per appropriazione indebita ed estorsione che aveva visto nei primi due gradi di giudizio il proscioglimento dell’imputato. I giudici non avevano però mai esaminato le trascrizioni di alcune conversazioni telefoniche depositate nella cancelleria del Gup dalla parte civile. Il Gup aveva infatti ritenuto che la precedente richiesta di celebrazione del processo con rito abbreviato avrebbe bloccato la possibilità di acquisire nuove prove. La posizione della Cassazione è però diversa e sostiene che il divieto di acquisizione di nuovi elementi di prova riguarda solo le prove sulla ricostruzione storica del fatto e l’attribuibilità del reato all’imputato, «ma non i documenti riguardanti sial’accertamento della responsabilità sia l’accertamento di presupposti e condizioni di applicabilità di attenuanti e benefici». Una conclusione che, secondo i giudici, si ricava dall’articolo 321 del Codice di procedura penale che avverte come il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le conclusioni, utilizzando, oltre agli atti contenuti del fascicolo trasmesso sulla base dell’articolo 416 secondo comma presentato dal pubblico ministero al momento della richiesta di rinvio a giudizio, anche gli atti e i documenti ammessi dal giudice prima dell’inizio della discussione. Nel giudizio abbreviato è così permessa l’acquisizione di una prova documentale come, nel caso esaminato, la
trascrizione di intercettazioni. Allo stesso modo è illegittima la decisione del giudice di appello che dichiara inutilizzabili i documenti, come consulenze e bilanci, prodotti dalla difesa dèll’imputato, in sede di udienza
preliminare, prima della richiesta del giudizio abbreviato «in quanto la richiesta di giudizio abbreviato può essere ex articolo 438, comma secondo, Codice di procedura penale, presentata fino a quando non siano state formulate le conclusioni e, quindi, anche dopo l’integrazione istruttoria decisa dal giudice dell’udienza preliminare». La Cassazione ha, invece, accertato gli errori commessi nelle valutazioni di giudici di merito,
sottolineando come non fossero state ammesse prove documentali sulla base dell’erroneo presupposto del loro deposito dopo la richiesta di giudizio abbreviato e poi sulla base della convinzione che non sarebbe stato sufficiente il loro deposito in cancelleria a permetterne l’acquisizione. La Corte d’appello, poi, si era limitata ad aderire su questo punto alla pronuncia di primo grado senza entrare nel merito dei motivi.

Cassazione penale, sentenza n, 8527 del 2010
Questa Corte ha affermato che, in tema di giudizio abbreviato, il divieto di ulteriori acquisizioni probatorie riguarda solo le prove concernenti la ricostruzione storica del fatto e l’attribuibilità del reato all’imputato, ma non i documenti riguardanti sia l’accertamento di responsabilità, sia l’accertamento di presupposti e condizioni di applicabilità di attenuanti e benefici. Ciò si desume dall’art. 421, terzo comma, Codice di procedura penale, il quale dispone che il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni utilizzando, oltre agli atti contenuti nel fascicolo trasmesso a norma del(’art. 416. secondo coro ma, Codice di procedura penale, anche “gli atti e i documenti ammessi dal giudice prima dell’inizio della discussione”.