Non si tratta di intercettazione: non serve il via del giudice. Via libera ai pedinamenti tramite cellulare.

Testo della sentenza

Infatti la localizzazione di un indagato mediante la rete satellitare Gps non è un’intercettazione e quindi non necessita di essere autorizzata dal giudice. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 9667 di ieri, ha respinto il ricorso di alcuni extracomunitari che erano stati pedinati con l’aiuto del sistema di rilevamento satellitare Gps. Per questo avevano impugnato l’ordinanza con la quale il Tribunale della libertà di Torino aveva confermato la custodia in carcere. In particolare i tre lamentavano una violazione della privacy perché il pedinamento non era stato autorizzato dal magistrato. Ma la quinta sezione penale della Suprema corte ha respinto il ricorso precisando che «la localizzazione mediante il sistema di rilevamento satellitare (c.d. gps) degli spostamenti di una persona nei cui confronti siano in corso indagini costituisce una forma di pedinamento non assimilabile all’attività d’intercettazione di conversazioni o comunicazioni, per la quale non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva da parte del giudice».
All’interno del Palazzaccio le motivazioni hanno trovato l’accordo tutti i magistrati del collegio che ha deciso per la conferma della custodia cautelare e quindi per la legittimità del sistema usato dagli inquirenti e della Procura generale della Suprema corte. Fra l’altro, la decisione è destinata a far discutere.
Le intercettazioni, che spesso hanno l’onore delle cronache di tutti i giornali, sono anche al centro del dibattito politico. Continua insomma il braccio di ferro fra tutela della privacy e le esigenze degli inquirenti di svolgere indagini sempre più supportate dalla tecnologia. Intanto nella giurisprudenza di legittimità ci sono delle oscillazioni.
L’anno scorso la Corte di cassazione ha stabilito, con la sentenza numero 14461, che la distruzione della documentazione delle intercettazioni inutilizzabili presuppone che l’inutilizzabilità sia dichiarata con decisione «processualmente insuscettibile di modifiche» e, pertanto, non può essere ordinata nel caso in cui detta decisione sia intervenuta nel giudizio abbreviato richiesto solo da alcuni dei coimputati.
Non basta. Con un’altra interessante decisione dello scorso anno (sentenza numero 18511) la Cassazione ha affermato che i risultati inutilizzabili delle intercettazioni nel processo penale lo sono anche in quello promosso dall’ex indagato nel giudizio per ingiusta detenzione. In particolare in quell’occasione i giudici hanno messo nero su bianco che «l’inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, accertata nel giudizio penale di cognizione, ha effetto anche nel giudizio promosso per ottenere la riparazione per ingiusta. Non è ancora tutto. Esattamente un anno fa con la sentenza numero 13972, la Cassazione aveva affermato, chiarendo alcuni aspetti delle intercettazioni telefoniche con l’estero, che il ricorso alla procedura dell’istradamento, è cioè il convogliamento delle chiamate in partenza dall’estero in un nodo situato in Italia (e a maggior ragione di quelle in partenza dall’Italia verso l’estero, delle quali è certo che vengono convogliate a mezzo di gestore sito nel territorio nazionale) «non comporta la violazione delle norme sulle rogatorie internazionali, in quanto in tal modo tutta l’attività d’intercettazione, ricezione e registrazione delle telefonate viene interamente compiuta nel territorio italiano». Mentre è necessario «il ricorso all’assistenza giudiziaria all’estero unicamente per gli interventi da compiersi all’estero per l’intercettazione di conversazioni captate solo da un gestore straniero».

Fonte: italiaoggi.it