Fermo amministrativo: la giurisdizione si determina in base alla natura del credito

La giurisdizione in materia di fermo amministrativo va ripartita tra giudice ordinario e giudice tributario in ragione della natura del credito fatto valere.

Tanto ha stabilito il Consiglio di Stato con sentenza n.1901/10.

Il Collegio ha premesso che “… l’art. 35, comma 26-quinqiues, del d.l. n. 223 del 2006, inserito nella legge di conversione, ha previsto la ricorribilità davanti alle commissioni tributarie anche del provvedimento di fermo di cui all’art. 86 del d.p.r. n. 602 del 1973, così integrando il disposto dell’art. 19, comma 1, del d. lgs. n. 546 del 1992, ma con riferimento solo alle controversie di natura tributaria“.

Sotto questo profilo si è osservato che “… il giudice delle leggi (decisione n. 287 del 1974 e n. 215 del
1976) ha potuto affermare che le commissioni tributarie esistenti, così come disciplinate dal complesso delle leggi sulla riforma tributaria (legge delega n. 825 del 1971 e legge delegata in materia di contenzioso tributario approvata con d.p.r. n. 636 del 1972), hanno natura di organi giurisdizionali, avendo il legislatore inteso con quella disciplina esercitare il potere di revisione di cui sopra e non istituire nuovi giudici speciali. Ne deriva che la giurisdizione tributaria deve ritenersi imprescindibilmente collegata alla natura tributaria del rapporto e che, al contrario, l’attribuzione alla giurisdizione tributaria di controversie non aventi natura tributaria comporta la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali (Corte costituzionale, ordinanza n. 34 del 2006; sentenze nn. 64 e 130 del 2008)”.

Il collegio ha anche stabilito che la novella trova applicazione anche alle domande inerenti l’impugnazione del fermo amministrativo proposte in epoca anteriore.

Se è vero, infatti, che “… la giurisdizione, a norma dell’art. 5 c.p.c., si determina con riguardo alla legge vigente al momento della proposizione della domanda, così che non avrebbero effetto rispetto ad essa i successivi mutamenti della legge medesima …” occorre anche considerare che la legge del 2006 ha natura soltanto interpretativa e che “… non ha innovato la precedente disciplina, ma ha solo chiarito un dubbio della giurisprudenza civile e amministrativa, così dando rilievo prevalente all’orientamento della Cassazione”.

“La stessa Cassazione da ultimo (sez. un. n. 10672 del 2009) ha ribadito che la giurisdizione del giudice tributario, in ordine alle controversie aventi ad oggetto l’impugnazione del fermo ex art. 86 del d.p.r. n. 602 del 1973 emesso con riguardo a crediti di natura tributaria, si estende anche all’ipotesi in cui la domanda sia stata proposta in epoca anteriore all’entrata in vigore dell’art. 35, comma 25-quinquies, del d.l. n. 223 del 2006, in quanto la riferibilità del provvedimento ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria autonomamente disciplinata dal d.p.r. n: 602 cit., depone a favore della natura «interpretativa» della detta disposizione (con efficacia quindi retroattiva) con la conseguente esclusione, anche per il periodo anteriore alla sua entrata in vigore, della giurisdizione del giudice ordinario che, in materia tributaria, è limitata alle controversie attinenti all’esecuzione forzata.”

Fonte: studiodiruggiero.it

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