Salve le notifiche fai-da-te degli avvocati. Il Consiglio di Stato smentisce la giurisprudenza di Tar e dà respiro agli uffici legali. Possono notificare anche l’ultimo giorno utile, spedendo l’atto dall’ufficio postale. Le notifiche effettuate dalle toghe ai sensi della legge 53/1994 (l’avvocato, autorizzato dal proprio ordine, notifica utilizzando un proprio registro) sono equiparate a quelle degli ufficiali giudiziari. Lo ha stabilito il Consiglio di stato, sezione sesta, con la sentenza n. 2055 depositata il 13 aprile 2010. La decisione tranquillizza gli avvocati, andando in controtendenza rispetto a opposti e più restrittivi orientamenti giurisprudenziali. Anche per le notifiche eseguite in proprio dai legali, per considerare eseguita la notificazione, conta la data in cui l’avvocato consegna il plico all’ufficio postale e non quella in cui il plico giunge a destinazione. La diversa impostazione (bocciata dal Consiglio di stato) metteva in difficoltà gli avvocati, i quali, se volevano stare sicuri, dovevano anticipare la consegna all’ufficio postale tenendo conto del tempo necessario per l’inoltro al destinatario; oppure dovevano rivolgersi all’ufficiale giudiziario (ma rinunciando con questa opzione alla comodità della notifica in proprio). Questi effetti negativi possono considerarsi superati per effetto della decisione del Consiglio di stato in commento, che ha applicato anche alle notifiche ai sensi della legge 53/1994, i principi affermati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 26/11/2002. Secondo la Consulta gli effetti della notificazione devono essere collegati, per quanto riguarda il notificante, al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, e quindi alla consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario o all’ufficio postale, essendo la successiva attività dell’ufficiale giudiziario e dell’agente postale sottratta in toto al controllo e alla sfera di disponibilità del notificante medesimo. Dunque in base alla legge n. 53 del 1994, gli avvocati possono notificare i propri atti, utilizzando appositi registri e buste e compilando una particolare relazione di notificazione: il legale porta l’atto (e le relative necessarie copie conformi) all’ufficio postale, che inoltra il plico. Il problema è l’individuazione del momento in cui si perfeziona la notificazione per il «mittente». Secondo l’impostazione più sfavorevole agli avvocati, per effetto degli articoli 3, comma 4 della legge n. 54/1993, e 8 della legge n. 890/1982, la notifica dell’avvocato si perfeziona con il ricevimento (o equivalente legale conoscenza) da parte del destinatario; al contrario della notifica effettuata dall’ufficiale giudiziario, che si perfeziona, invece, al momento della consegna del plico al medesimo (si veda l’attuale versione dell’articolo 149 del codice di procedura civile, frutto delle sentenze citate della Consulta). Seguendo questa tesi non sarebbe possibile, quindi, un’equiparazione dell’avvocato all’ufficiale giudiziario: anche perché, tra l’altro, l’ufficiale giudiziario fa parte della dotazione personale del ministero della giustizia; è reclutato mediante concorso pubblico, è il pubblico ufficiale cui è istituzionalmente e specificamente demandata la funzione di notificazione; l’avvocato è, invece, un libero privato professionista, affidatario solo in via accessoria della funzione notificatoria. Il Consiglio di stato non è stato di questa opinione. Ha considerato che i principi, formulati dalla Consulta, sono esposti in una sentenza interpretativa di accoglimento di tipo additivo: in quanto tale la sentenza è idonea ad esprimere i criteri da applicare direttamente applicabili alle notifiche effettuate dagli avvocati, per rinvio recettizio. I giudici hanno quindi ritenuto di equiparare la consegna da parte dell’avvocato del plico alle poste alla consegna all’ufficiale giudiziario. Così gli avvocati godono delle stesse prerogative degli ufficiali giudiziari. Questo significa che l’avvocato può notificare l’ultimo giorno utile semplicemente consegnando il plico all’ufficiale postale, senza alcun rischio di contestazione sulla tempestività dell’azione. Si tratta di una facoltà che gli avvocati possono apprezzare: per il legale, infatti, è molto più comodo andare ad un qualsiasi ufficio postale, che magari svolge un orario pomeridiano inoltrato, anziché essere costretto agli orari mattutini degli uffici degli ufficiali giudiziari (in molti casi limitati solo a poche ore). E senza rischiare che l’iniziativa processuale sia bloccata per il difetto della notificazione.

Fonte: italiaoggi.it