A lanciare l’allarme è la napoletana Mariarosaria Iovine. La general manager di Service & Consulting Society Srl rivela che l’Italia si appresta a recepire la direttiva sul credito al consumo 48/2008 con un insieme di norme abbastanza corposo che andrà a modificare il Testo unico bancario e la normativa sulla trasparenza e che metterà in pericolo la categoria. Le nuove norme sono rimaste fino al 21 maggio scorso in pubblica consultazione sul sito del ministero dell’Economia che fa capo a Giulio Tremonti. Lo scorso 29 luglio è entrata in vigore la legge 88/2009. L’articolo 33 contiene la delega al Governo per l’attuazione della direttiva che contiene la previsione di modifiche e integrazioni alla disciplina relativa ai mediatori creditizi e agli agenti in attività finanziaria. Domani “il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare cinque decreti legislativi predisposti dal ministero dell’Economia con il chiaro intento di eliminare decine di migliaia di agenti e mediatori”, denuncia la manager partenopea.
Il compito dei mediatori, finora disciplinato da una legge del 1996 e da un Dpr del 2000, è quello di mettere in contatto le banche con il cliente, sia esso persona fisica o giuridica. Di solito l’utente si rivolge al mediatore per ricevere aiuto sui prestiti. Vediamo quali sono le novità.
Innanzitutto l’introduzione del monomandato. A differenza della disciplina vigente, che prevede invece la possibilità di rivolgersi a diverse banche nell’interesse della clientela (plurimandato), le nuove norme vincolerebbero il mediatore a un solo istituto, “penalizzando la concorrenza”, osserva Iovine. In secondo luogo, i requisiti patrimoniali necessari per la costituzione dei mediatori creditizi come società per azione, o a responsabilità limitata o cooperativa. Il patrimonio minimo è di 120mila euro. “Il 75 per cento circa dei mediatori creditizi svolge la professione in forma di ditta individuale. Una cifra simile è esagerata”, dice Iovine.
C’è poi il dovere di stipulare una polizza di assicurazione per l’attività svolta con un massimale di oltre 1,1 milioni di euro per ciascun sinistro e almeno pari a quasi 1,7 milioni l’anno per tutti i sinistri. “Sono cifre assurde, che comporteranno oneri insostenibili per la categoria. Senza dimenticare che le norme non prevedono una prova valutativa”, commenta la manager.

Fonte: Il Denaro