Una “bocciatura” delle norme regionali della Campania sull’autovelox, l’illegittimità del mandato d’arresto europeo per la parte che esclude la possibilità di rifiutare la consegna di un cittdaino comunitario e una limitazione della competenza delle ronde a segnalazioni di pericolo per la sicurezza urbana con l’esclusione di compiti di monitoraggio e segnalazione di disagio sociale. Con queste tre sentenze la Corte costituzionale, depositate oggi,  ha fatto chiarezza sui limiti delle norme in materia di sicurezza stradale, Mae e ordine pubblico. 

Il mandato d’arresto
Il cittadino di un altro Stato membro dell’Ue residente in Italia e del quale sia stata chiesta l’estradizione in forza di un mandato di arresto europeo d’ora innanzi avrà il diritto di scontare la pena detentiva nel nostro Paese. La Corte costituzionale – con la sentenza n. 227 depositata oggi in cancelleria – ha infatti bocciato la legge 69 del 2005 di recepimento del mandato di arresto europeo
limitatamente alla «parte in cui non prevede il rifiuto di consegna anche al cittadino di un altro Paese membro dell’Unione europea, che legittimamente ed effettivamente abbia residenza o dimora nel territorio italiano, ai fini dell’esecuzione della pena detentiva in Italia conformemente al diritto interno». La sentenza della Corte costituzionale denuncia il contrasto della mancata possibilità di negare l’estradizione  con recenti pronunce della Corte di giustizia europea e dunque con la limitazione di sovranità prevista dall’articolo11 della Costituzione e con l’obbligo del legislatore statale e regionale di rispettare i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

Le ronde
Le “ronde” possono segnalare situazioni che mettono a rischio la sicurezza urbana ma non devono essere impiegate per fronteggiare situazioni di disagio sociale. La Corte costituzionale – con la sentenza n. 226/2010 – salva a metà la disciplina prevista dal “pacchetto sicurezza 2008-2009” che dava il via libera all’impiego dei cittadini volontari non armati per il controllo del territorio. Compiti che la sentenza di oggi limita a funzioni di sicurezza urbana, settore che rientra nella competenza dei sindaci «I poteri esercitabili dai sindaci – si legge nella decisione – non possono che essere quelli finalizzati all’attività di prevenzione e repressione dei reati, e non i poteri concernenti lo svolgimento delle funzioni di polizia amministrativa nelle materie di competenza di regioni e province autonome».  I sindaci possono quindi avvalersi dell’ausilio di volontari per un’attività di mera osservazione e segnalazione che qualsiasi cittadino potrebbe svolgere attraverso la denuncia di reati perseguibili d’ufficio. Quello che invece le ronde non possono fare, ha precisato la Consulta, è occuparsi di disagio sociale. Una formula che «nella sua genericità» si presta – ha sottolineato il giudice delle leggi – ad abbracciare una vasta platea di ipotesi e emarginazione e difficoltà di inserimento dell’individuo nel tessuto sociale, situazioni di degrado che possono avere come conseguenza anche atti criminali e che reclamano interventi ispirato a finalità di politica sociale riconducibili alla materia dei “servizi sociali” appartenente alla competenza legislativa regionale residuale.  L’obiettivo di monitorare e porre rimedio al disagio sociale non può rientrare dunque tra le funzioni  delle ronde.

Gli autovelox
Con la sentenza 223/2010 la Corte costituzionale “boccia” la legge sull’uso degli autovelox della Regione Campania.  La Consulta sottolinea, infatti,  che la legge regionale 10 del 2009 invade il campo della sicurezza di competenza esclusiva dello Stato e  si mette in contrasto con le norme del codice della strada vietando l’uso repressivo degli autovelox (articolo 2, comma 1). Il giudice di legittimità accoglie, infatti, il ricorso con cui la Presidenza del consiglio faceva notare che la disposizione regionale consentendo il solo uso preventivo del rilevatore di velocità disattende l’articolo 142 del nuovo codice della strada in base al quale è considerata una prova quanto registrato dagli apparecchi omologati. Ma non basta. Non è in linea con il nuovo codice stradale neppure l’articolo 5, comma 2, della legge regionale che stabilisce una distanza di 4 metri tra la segnalazione e l’autovelox. Questa volta lo scollamento si crea con l’articolo 45, comma 1, della normativa interna, che assicura un’uniformità dei mezzi di regolazione e controllo su tutto il territorio nazionale in tema di sicurezza stradale. Sono così avvertite tutte le regioni i cui regolamento sull’uso degli autovelox non sono in armonia con la legge statale.

Fonte: Ilsole24ore