Nasce l’ausiliario. Deciderà sulle cause civili in 90 giorni

Un piano di smaltimento dell’arretrato lungo cinque anni. Ma con un milione e 600mila processi pendenti risolti entro tre anni. Con un risparmio certo di quasi 54 milioni non pagati per legge Pinto. E con un costo di 9 milioni all’anno finanziato dai risparmi ottenuti. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha depositato ieri un denso emendamento al decreto legge sulla manovra; un pacchetto di misure che si propone di intaccare il vero debito pubblico della giustizia italiana, gli oltre 5 milioni di cause giacenti in attesa di sentenza (comprese quelle davanti ai giudici di pace). Dopo avere messo in campo, nell’estate scorsa, una serie di norme di natura procedurale per accelerare i tempi del processo, ora arriva un nuovo progetto mirato che già ha sollevato la protesta dell’avvocatura: per Maurizio de Tilla, presidente Oua, si prosegue l’opera di demolizione della giustizia italiana sottraendo ai giudici una buona parte del contenzioso, mentre per l’Anf il piano di Alfano è un «vera follia».

Per sommi capi sono tre i filoni dell’intervento: l’istituzione di una nuova figura (ricalcata sui Goa, giudici onorari aggregati, cui era stato affidato lo smaltimento dell’arretrato ai tempi delle sezioni stralcio) per risolvere le cause giudicate prioritarie, l’introduzione di nuove norme procedurali, una stretta sulle tasse per la giustizia. Sul primo punto,l’emendamento prevede che ogni anno i presidenti di tribunale e Corte d’appello presentino un programma di riduzione delle controversie e delineino le priorità nella trattazione delle cause per il giusto processo.

Ad affrontare questo genere di liti potrà essere chiamato dal giudice un ausiliario, individuato tra giudici onorari, avvocati, notai, docenti. All’ausiliario toccherà formulare una proposta di risoluzione della causa entro 90 giorni dalla nomina. A quel punto le parti potranno accettare le indicazioni dell’ausiliario e il magistrato recepirà la proposta in termini diversi a seconda che si tratti di diritti disponibili o meno, ma sempre concludendo la lite nei termini indicati dall’ausiliario. In caso di rifiuto il giudizio proseguirà davanti al magistrato, ma con possibili conseguenze per chi ha detto di no alla proposta di decisione. Sulla falsariga di quanto previsto nella riforma della conciliazione, se il provvedimento che definisce il giudizio da parte del magistrato corrisponde nel contenuto alla proposta, la parte che ha respinto quest’ultima potrà essere condannata al pagamento dell’indennità dovuta all’ausiliario e al versamento di una somma corrispondente al contributo unificato.
Nelle stime del ministero i processi interessati dalle disposizioni saranno in tutto 1 milione e 608mila (cifra raggiunta sulla base del numero di anni di pendenza, almeno tre, nei primi due gradi di giudizio escludendo i processi in corso davanti ai giudici di pace); il 30%, nelle stime del ministero, dovrebbero essere definiti dagli ausiliari, mentre il verdetto del giudice non dovrebbe poi discostarsi dalla proposta dell’ausiliario nell’ 80% dei casi del rimanente 70 per cento. Ad azzerare questo arretrato si dovrebbe arrivare in tre anni dall’entrata in vigore delle misure.
Sono poi previste la possibilità di assumere la testimonianza anche da parte del cancelliere, su istanza del giudice, e la possibilità di una sentenza in forma breve (ma in caso di ma-nifestazione di una parte della volontà di impugnare, le motivazioni saranno depositate in forma estesa). Forti rincari poi per il contributo unificato sulle impugnazioni, che aumenta del 50% e per i ricorsi in Cassazione, per i quali scatterà un forfait di 500 euro indipendentemente dal valore della controversia.

Fonte: Ilsole24ore

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