”’Sei ‘coatto’? Questo non giustifica l’uso di parolacce”. Parola di Cassazione

Nel salernitano, un 57enne di Sala Consilina si è visto convalidare una multa di 260 euro per ingiuria nei confronti della moglie dalla quale si stava separando, per essersi rivolto svariate volte nei suoi confronti con termini volgari. Gli ‘ermellini’: ”Il basso livello culturale non autorizza l’utilizzo delle volgarità”.

Il cafone ‘coatto’ non può far leva sul “basso livello culturale” per fare passare l’utilizzo di parolacce e volgarità. Lo rileva la Cassazione secondo la quale un ‘lasciapassare’ di questo tipo porterebbe a “legittimare la creazione di un’area affrancata dalla legge all’interno della quale si possano impunemente pronunciare espressioni lesive dell’onore e del decoro dei consociati”.

In questo modo il 57enne di Sala Consilina, nel salernitano, si è visto convalidare una multa di 260 euro per ingiuria nei confronti della moglie, dalla quale si stava separando, per essersi rivolto svariate volte nei suoi confronti con termini volgari.

Una volgarità che a detta dell’imputato era giustificata dal suo essere ‘cafone’, “di basso livello culturale” ma che non intendeva “ledere le qualità morali e intellettuali” della moglie. La linea difensiva non ha fatto breccia tra i giudici di piazza Cavour che hanno confermato il verdetto del Tribunale di Sala Consilina del luglio 2008 e hanno condannato l’uomo a rifondere i danni alla ex moglie per i danni patiti a causa delle parolacce. In particolare, la Quinta sezione penale – sentenza 27107 – dichiarando inammissibile il ricorso ha evidenziato che la decisione del tribunale “si è correttamente ed esaustivamente soffermata sulla sussistenza della volontà del ricorrente di usare espressioni offensive con la piena consapevolezza della loro attitudine offensiva”.

Inoltre i supremi giudici hanno rimarcato come “il modesto livello culturale di un soggetto e le sue difficoltà esistenziali non possono legittimare la creazione di un’area affrancata dalla legge, al cui interno si possano impunemente pronunciare espressioni lesive dell’onore e del decoro dei consociati”. Bocciata anche la richiesta di riconoscimento dell’esimente della provocazione “in quanto nessun fatto ingiusto è riscontrabile nella condotta della moglie, la quale ha inteso agire, in sede giudiziaria, per la tutela dei propri diritti”. L’imputato oltre alla multa, dovrà sborsare altre 500 euro alla cassa delle ammende per il tempo fatto perdere alla giustizia.

Fonte: Adnkronos

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 − tre =