Udienza da rinviare se il certificato medico attesta l’assoluto impedimento dell’imputato

Cassazione, Sez. II, 20 luglio 2010, n. 28203

(Pres. Bardovagni – Rel. Davigo)

Motivi della decisione

Con sentenza in data 18.12.2008, il G.U.P. del Tribunale di Lucca dichiarò Omissis S. e Omissis F. responsabili dei reati di rapina aggravata e lesioni, unificati sotto il vincolo della continuazione e – concesse le attenuanti generiche e quella del risarcimento del danno equivalenti alle aggravanti, con la diminuente per il rito – condannò ciascuno alla pena di anni 3 mesi 6 di reclusione ed euro 900,00 di multa, pena accessoria. Omissis fu dichiarato delinquente abituale e sottoposto a misura di sicurezza.

Avverso tale pronunzia gli imputati proposero gravame ma la Corte d’appello di Firenze, con sentenza in data 24.11.2009, confermò la decisione di primo grado.

Ricorrono per cassazione Omissis S. ed i difensori dell’imputato Omissis F..

Omissis S. deduce vizio di motivazione in quanto il giudice di primo grado avrebbe dovuto verificare se sussistevano cause di non punibilità, le argomentazioni sarebbero prive di completezza, non sarebbero stati valutati gli elementi emersi nelle indagini preliminari e si è fatto ricorso a moduli prestampati.

I difensori di Omissis F. deducono:

1. violazione della legge processuale in quanto la Corte territoriale ha rigettato la richiesta di rinvio per legittimo impedimento dell’imputato affetto da broncopatia acuta febbrile sull’assunto che lo stesso non aveva dichiarato di voler comparire; la presentazione di un certificato medico e la formulazione di richiesta di rinvio da parte del difensore avrebbe dovuto essere interpretata come richiesta di comparire all’udienza camerale;

2. vizio di motivazione in relazione al mancato giudizio di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti, alla luce del corretto comportamento processuale e del risarcimento dei danni, nonché in relazione all’entità della pena.

Il ricorso proposto da Omissis S. è inammissibile per violazione dell’art. 591 lettera c) in relazione all’art. 581 lettera c) cod. proc. pen., perché le doglianze sono prive del necessario contenuto di critica specifica al provvedimento impugnato, le cui valutazioni, ancorate a precisi dati fattuali trascurati nell’atto di impugnazione, si palesano peraltro immuni da vizi logici o giuridici.

Infatti il ricorso non fa menzione della sentenza di appello, ma tratta di ciò che avrebbe fatto il giudice di primo grado.

Il ricorso proposto da Omissis S. deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di mille euro, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

Il primo motivo di ricorso proposto nell’interesse di Omissis F. è fondato.

Qualora nel giudizio di appello, celebrato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 599, comma secondo, cod. proc. pen., venga presentato un certificato medico che attesti l’assoluto impedimento a comparire dell’imputato, l’udienza deve essere rinviata, dovendosi equiparare la documentazione prodotta ad una manifestazione univoca della volontà di partecipare. (V. Cass. Sez. 6, Sentenza n. 2811 del 18.12.2006 dep. 25.1.2007 rv 235340).

La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata nei confronti di Omissis F., con rinvio ad altra Sezione della Corte d’appello di Firenze per un nuovo giudizio.

La decisione assunta rende superfluo l’esame del secondo motivo di ricorso proposto nell’interesse di Omissis F..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso proposto da Omissis S. e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro mille alla Cassa delle ammende.

Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Omissis F. con rinvio ad altra Sezione della Corte d’appello di Firenze per nuovo giudizio.

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