Decorrenza del termine per l’impugnazione e notifica

Assurda sentenza della II sez. civile della Cassazione

(Cass. civ. Sez. II, Sent., 02-09-2010, n. 19015)

“Preliminarmente deve dichiararsi inammissibile il ricorso proposto nei confronti della s.p.a. xxxxxxxx.

Come invero eccepito da quest’ultima, considerato che la sentenza impugnata è stata pubblicata il 6-2-2004, si deve ritenere che il termine di un anno decorrente da tale pubblicazione previsto dall’art. 327 c.p.c. per l’impugnazione di una sentenza non notificata (come nella fattispecie), tenuto conto della sospensione di diritto nel periodo feriale dal 1 agosto al 15 settembre, è scaduto il 23-3-2005; orbene, poichè il ricorso suddetto risulta essere stato notificato nel domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Gaetano Pollio in via Cordusio 4 in Milano il 30-3-2005 (a nulla rilevando che l’atto suddetto era stato consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica in data 22-3-2005, considerato che nella specie la notifica non è avvenuta a mezzo posta e che quindi il richiamo dei ricorrenti nella memoria depositata alla sentenza della Corte Costituzionale del 26-11-2002 n. 477 è ininfluente), ne consegue che il suddetto termine a quella data era già scaduto.

La sentenza suddetta è clamorosamente contrastante, non solo con la sentenza della Corte Costituzionale richiamata, ma anche con la successiva che afferma: ” È infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 139 e 148 c.p.c. sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., dal Tribunale di Milano, Sez. distaccata di Rho, in quanto, per effetto delle sentenze nn. 69/1994 e 477/2002 rese dalla Corte, è già presente nell’ordinamento processuale civile un principio generale in materia di notificazioni di atti, in forza del quale la notifica stessa, qualunque ne siano le modalità, deve considerarsi perfezionata, per il richiedente, al momento della consegna dell’atto all’Ufficiale giudiziario. (Corte Cost., sent. 28/2004).

Questa recente sentenza della II civile della Cassazione, assurdamente in contrasto pure con l’orientamento consolidato della giurisprudenza(fra tutte sent. 458 del 13.01.2005 SS.UU.), ci lascia sbigottiti e fa sorgere il fondato sospetto che, da qualche parte, si siano accorti della mancanza di un predellino per giustificare situazioni scomode, ponendovi rimedio con questa a cui, sicuramente, si farà ricorso all’abbisogna.

Fonte: ufficialegiudiziario.it

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