Giudice di Pace: illegittimo l’intervento volontario della compagnia di assicurazione

La sentenza della Corte Costituzionale 180/09 aveva affrontato la questione della facoltatività dell’utilizzo del risarcimento diretto da parte del danneggiato da sinistro stradale confermando una sua precedente ordinanza che statuiva che “Un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 149 consentirebbe, accanto all’azione diretta contro la compagnia assicuratrice del veicolo utilizzato, la persistenza della tutela tradizionale nei confronti del responsabile civile, dal momento che il Codice delle assicurazioni si è limitato “a rafforzare la posizione dell’assicurato rimasto danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso” (ordinanza n. 441 del 2008).

Peraltro, continua la Consulta, questa interpretazione si trova in linea con la direttiva 2005/14/CE: questa obbliga gli Stati membri a provvedere affinché le persone lese da un sinistro, causato da un veicolo assicurato, possano avvalersi di un’azione diretta nei confronti dell’impresa che assicura contro la responsabilità civile la persona responsabile del sinistro. Senza considerare che l’azione diretta è ora esperibile contro il proprio assicuratore, perché questi non fa altro che liquidare il danno per conto dell’assicurazione del danneggiante (art. 149, comma 3, del Codice delle assicurazioni), tanto che la seconda può intervenire nel giudizio intrapreso dal danneggiato contro il primo, ed estrometterlo (comma 6).

Questo orientamento aveva spiazzato non poco le Compagnie di assicurazione, in quanto si trovavano di fronte alla situazione in cui la Compagnia del danneggiato aveva fatto l’istruttoria stragiudiziale (perizia, rapporti con il proprio assicurato, rifiuto di risarcire) e questi, invece di citare la propria Compagnia aveva la possibilità di citare in giudizio la Compagnia che assicurava il veicolo responsabile (che in teoria nulla sapeva del sinistro poiché i rapporti col danneggiato li aveva tenuti l’altra Compagnia).

Per contrastare questa situazione le Compagnie, con un accordo ANIA, si sono letteralmente “INVENTATE” un’applicazione a dir poco discutibile dell’istituto dell’intervento volontario.

E cioè, nel caso in cui il danneggiato si fosse avvalso della facoltà di citare il responsabile e la sua assicurazione, a costituirsi in giudizio non doveva essere quest’ultima ma la compagnia del danneggiato stesso intervenendo volontariamente.

Una follia, visto che oltre al paradosso che la stessa Compagnia che assicura l’attore deve andare contro i propri interessi, poiché se perde la causa l’attore, a pagare i danni dovrebbe essere essa stessa col sistema del rimborso-compensazione, vi è anche (e soprattutto) la mancanza assoluta di “un diritto relativo all’oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo, nonché la mancanza di “un proprio interesse” (art. 105 c.p.c.)

Alla luce di ciò si può affermare che bene ha fatto il GdP di Taranto ad estromettere l’assicurazione intervenuta volontariamente, con la speranza che il legislatore si renda conto del pasticcio legislativo che ha combinato e ci ripensi.

http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=2681

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