Diffamazione: colpa grave e risarcimento per l’imputato in caso di assoluzione se la parte civile non verifica le notizie de relato

Tribunale di Venezia, 23 aprile 2010

(Giudice B. Lanceri)

Svolgimento del processo

Il presente procedimento prende l’avvio dall’appello proposto dal Comune di OMISSIS in relazione alla sentenza n.110/09 del Giudice di pace di Mestre che assolveva l’imputato G. B. per insussistenza del delitto di diffamazione come indicato in rubrica.

Avverso detta sentenza anche l’imputato proponeva appello incidentale.

Le ragioni di doglianza del patrono di parte civile, relativamente al provvedimento impugnato riguardano diversi profili che di seguito così si sintetizzano:

1.            l’erronea esclusione di uno dei soggetti che avevano chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento ovvero quella di C. T.;

2.            erronea ricostruzione del fatto, soprattutto per aver totalmente disatteso quanto emergeva dalla dichiarazione di uno dei testimoni oculari, E. P.;

3.            erronea valutazione dell’espressione impiegata da ritenere sicuramente lesiva dell’onore della reputazione del T.

4.            in subordine erroneità della formula  assolutoria

A seguito della presentazione dell’appello da parte della civile, anche l’imputato presentava appello incidentale chiedendo una rideterminazione della somma indicata in sentenza dal Giudice in ordine all’entità della somma che i querelanti avrebbero dovuto pagare a titolo di rifusione delle spese sostenute dall’imputato.

Motivi della decisione

Si ritiene che la sentenza di primo grado non sia meritevole di censure e, sotto tale profilo, debbono andare respinti entrambi gli atti d’appello. La vicenda per la quale è processo è maturata a margine di una complessa vicenda che ha visto contrapporsi, da un lato, il Comune di OMISSIS e, dall’altro, l’imputato, quale legale rappresentante della E. e.; nonché altre Società in relazione a dei lavori da eseguire in appalto alla biblioteca di OMISSIS: vicenda che il Giudice di pace ricostruisce con dovizia di particolari e alla cui ricostruzione ci si riporta. Va comunque detto che ai fini del presente processo, questo costituisce solamente l’antefatto, utile – ma non indispensabile – per comprendere i fatti per i quali è processo.

La vicenda si colloca invece 1’8 novembre del 2005, quando il dott. Giancarlo Caselli interveniva presso il cinema “B.” di OMISSIS.

In detta occasione, secondo alcuni dei presenti – che andavano a riferire l’accaduto al sindaco M. T. – G. B., introducendo il proprio intervento, avrebbe detto”anche io sono stato vittima con l’amministrazione comunale di OMISSIS di un appalto truccato “. Circostanza che era stata in qualche modo ripresa anche dalla stampa locale.

Ciò aveva indotto il Sindaco a presentare querela per diffamazione.

In dibattimento veniva esaminato un testimone oculare, il vicesindaco E. P. che asseriva che nel corso del suo intervento l’imputato aveva effettivamente dichiarato di esser stato vittima di un appalto truccato posto in essere dall’amministrazione comunale di OMISSIS.

Veniva, tuttavia, acquista una ripresa ufficiale dell’incontro che era stata trasfusa in un DVD che recava il titolo “Uomini e la storia – Caselli” in cui si sentiva l’imputato il quale pronunciava una frase simile a quella riferita dai testimoni oculari ma priva della valenza diffamatoria attribuitale. Infatti, nella ripresa filmata si sentiva, il B. che diceva “qualche abitante di OMISSIS, almeno, che abbia letto le cronache del suo Comune, mi ha sentito nominare per via della storia triste dell ‘appalto truccato della biblioteca, che tante pene ha procurato all’amministrazione comunale “.

Il DVD – esclusivamente nella parte relativa a queste dichiarazioni – veniva sentito in aula in contraddittorio tra le pari ed anche alla presenza di un tecnico di Video M. S.a.s. che aveva provveduto ad effettuare le riprese e che ha potuto confermare che non si trattava di un montaggio e che non c’erano stati dei tagli, trattandosi di riprese in presa diretta.

Alla luce di queste emergenze si ritiene che correttamente l’imputato sia stato assolto con la formula assolutoria più ampia.

Vi è, infatti, da considerare anzitutto che appare avere una valenza probatoria assolutamente dirimente la ripresa filmata dell’evento, piuttosto che la deposizione del vicesindaco E. P.: non tanto e non solo perché lo stesso poteva avere un interesse alla vicenda, laddove il comune di OMISSIS è costituito parte civile nel presente procedimento ma soprattutto perché del corso dell’assemblea, dove erano presenti tante persone non si può affatto escludere che egli abbia colto soltanto alcune delle parole di cui si componeva la frase pronunciata dal B..

Non vi è dubbio, quindi, che, quanto emerge dalla ripresa filmata – che peraltro si è accertato che non è stata manipolata – sia meritevole di maggior fede.

Né appare censurabile l’operato del giudice di prime cure in relazione alla mancata trascrizione del contenuto del DVD dal momento che lo stesso è stato ascoltato, nella parte che più interessava – in contraddittorio tra le parti – sicché un’attività peritale di trascrizione sarebbe risultata ultronea.

Sotto il profilo del contenuto – difformemente da quanto sostenuto dal patrono di parte civile – non si ritiene che possa parlarsi di una frase diffamatoria, al più discriminata dall’esercizio di un diritto di critica.

La frase in sé e per sé considerata riferisce, peraltro in modo piuttosto generico, di un appalto truccato di una biblioteca “che tante pene ha procurato all’amministrazione comunale”, senza che si possa in alcun modo dire se l’amministrazione comunale fosse vittima o autore di questa manipolazione dell’appalto. O non fosse anch’essa vittima delle pene conseguenti all’appalto truccato.

Forse, soltanto chi avesse conosciuto la complessa vicenda di carattere amministrativo – che, peraltro, ha visto soccombente la Pubblica Amministrazione – avrebbe potuto comprendere qualcosa in più da questa frase che in ogni caso non attribuisce l’appalto truccato alla responsabilità diretta dell’amministrazione ma soltanto le pene conseguenti.

Ciò consente di sostenere che la frase non possa avere una  valenza diffamatoria per il Comune di OMISSIS e, ancor meno peri il Sindaco che non viene specificamente menzionato, né vengono indicati dei dati (quali ad esempio l’anno di riferimento) che consentano di attribuire la circostanza univocamente al sindaco T..

Alle considerazioni che precedono non può che conseguire la conferma della pronuncia assolutoria di primo grado.

La conferma della sentenza assolutoria consente di ritenere superate le questioni relative alla parte civile non ammessa (che, peraltro, non potevano essere sollevate dal patrono di altra parte civile regolarmente ammessa).

Al rigetto dell’appello consegue anche, per legge, la condanna della parte civile al pagamento delle spese del presente grado di giudizio.

Alla sentenza di condanna consegue anche la condanna della parte civile alla rifusione  delle spese sostenute dall’imputato che stima equo liquidare in 1.500 euro oltre IVA e CPA.

Da ultimo si ritiene che nella condotta della parte civile che ha presentato ricorso sia da ravvisarsi una colpa grave, intesa per tale quella che si concreta in una trascuratezza del più alto grado, e consiste nel non avvertire l’ingiustizia di una pretesa, benché essa appaia palese a chi valuti i fatti con ponderazione ed imparzialità.

Nel caso in esame è apparso evidente come la parte civile disponesse di tutti gli elementi necessari per verificare che le notizie apprese de relato non corrispondessero alla verità dei fatti per come si sono svolti.

A maggior ragione ciò riguarda la seconda fase di giudizio, incardinata per la sola volontà della parte civile che molto facilmente si sarebbe potuta avvedere dell’errore in cui era incorsa o al quale era stata indotta.

Ciò comporta la condanna della stessa anche al risarcimento dei danni sopportati dall’imputato che in questa fase non è però possibile quantificare.

Da rigettare è anche l’appello incidentale risultando congruamente quantificata la somma determinata dal  Giudice di Pace in punto di spese processuali da rifondere all’imputato.

Si fissa in sessanta giorni il termine per il deposito della motivazione della presente sentenza.

P.Q.M.

Visti gli artt.592 e 605 C.P.P.

CONFERMA

La sentenza impugnata del Giudice di Pace di Mestre in data 7luglio 2009 nei confronti di G. B. e

CONDANNA

La parte civile Comune di OMISSIS nella persona del Sindaco pro tempore al pagamento delle spese del presente grado di giudizio.

Visto l’art. 38 D.L.vo n.274/00

CONDANNA

Il ricorrente Comune di OMISSIS alla rifusione delle spese processuali sostenute dall’imputato che quantifica in euro 1.500 oltre IVA e CPA.

Visto l’art. 38 secondo comma D.L.vo n.274/00

CONDANNA

Il ricorrente Comune di OMISSIS al risarcimento dei danni causati all’imputato per la cui liquidazione rimette le parti davanti al giudice civile per la loro quantificazione

Visto l’art. 544 C.P

FISSA

in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione della presente sentenza.

Venezia-Mestre, 23 aprile 2010

Il Giudice

Barbara Lanceri

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