Il Cnf: dimezzati i tempi di opposizione

Neutralizzare per legge la sentenza della Cassazione che dimezza – senza più eccezioni – i termini del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La richiesta, forte e per certi versi irrituale, arriva dal Consiglio nazionale forense dopo aver raccolto decine di segnalazioni sugli effetti «distorsivi» della sentenza 19246/10 delle Sezioni unite (depositata il 9 settembre) sulla rimodulazione «automatica» dei termini di costituzione dell’opponente, cioè del debitore raggiunto dal decreto ingiuntivo: questi, scrive il relatore Salmè, per «esigenze di coerenza sistematica, oltre che pratiche» in ogni caso dovrà costituirsi nel termine dimezzato (e cioè cinque giorni), «per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta», e non solo «in caso di effettiva assegnazione all’opposto (il creditore, ndr) di un termine a comparire inferiore a quello legale».

Se da un lato è vero che le Sezioni unite hanno ribadito un orientamento chiaro della giurisprudenza (un solo unico precedente contrario, ma del 1955), dall’altro la previsione dell’«automatismo» (termini dimezzati sempre) rischia di far diventare esecutivi migliaia di decreti ingiuntivi presentati negli ultimi mesi e «opposti» con termini oggi dichiarati troppo lunghi.

Secondo il Cnf la decisione, destinata ovviamente a orientare centinaia di giudici di merito, sta creando «grande scompiglio nella categoria forense, preoccupata dell’effetto “smaltimento” per improcedibilità di migliaia di opposizioni a decreti ingiuntivi».

Da qui la richiesta al legislatore di un intervento con una «leggina urgente» per neutralizzare l’effetto domino sui processi aperti.

Preoccupazione condivisa da alcuni civilisti interpellati dal Sole 24Ore: «Il rischio di improcedibilità “sopravvenute” è evidente – dice l’avvocato milanese Alfredo Frangini –: in questi temi, che comportano preclusioni processuali, sarebbe auspicabile un orientamento chiaro e costante. Va anche detto che, nella prassi, il dimezzamento dei termini di costituzione è però un dato ormai consolidato».

«Era tutto assodato e pacifico – aggiunge Claudio Bocchietti, già presidente della Camera civile di Como – a parte quell'”automatismo” che, scritto in modo così drastico, cambia davvero le carte in tavola».

Fonte: IlSole24Ore

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