Legittimo impedimento del difensore nel rito abbreviato non si applica in sede di appello

Corte di Cassazione Sez. Sesta Pen. – Sent. del 08.10.2010, n. 36185
REPUBBLICA ITALIANA
In nome del Popolo italiano
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezione sesta penale
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
decidendo sul ricorso proposto da (…) nato il febbraio 1960, avverso la sentenza 3 aprile 2009 della Corte di appello dl Roma che ha confermato la sentenza 8 maggio 2008 del G.U.P. del Tribunale di Cassino, per i reati di cui agli artt. 371 ter cod. pen (fatti del 30 ottobre 2001) e 372 cod. pen. (fatti del 28 febbraio 2003).
Visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso. Udita la relazione fatta dal Consigliere Luigi Lanza.
Sentito il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto Procuratore Generale Giuseppe Volpe che, ha concluso per la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN FATTO E RITENUTO IN DIRITTO

(…) ricorre, a mezzo del suo difensore, contro la sentenza 3 aprile 2009 della Corte di appello di Roma che ha confermato la sentenza 8 maggio 2008 del G.U.P. del Tribunale di Cassino per i reati di cui agli artt. 371. ter cod. pen. (fatti del 30 ottobre 2001) e 372 cod. pen. (fatti del 28 febbraio 2003).
Con un primo motivo di impugnazione si deduce inosservanza ed erronea applicazione della legge, nonché vizio di motivazione sotto il profilo della nullità del decreto di citazione per il giudizio di appello per incerta identificazione della persona dell’imputato e, comunque, per irrituale notifica dello stesso avvenuta nelle forme dell’art. 161 comma 4 cod. proc. pen.
Il motivo è palesemente infondato.
L’identificazione dell’imputato appare invero fuori discussione ed appare del tutto generico ed irragionevole il diverso ed immotivato assunto difensivo che sembra fondarsi sulla erroneità del luogo di residenza dell’imputato persona certa nella sua fisicità e identità.
Quanto alla pretesa irritualità della notifica del decreto di citazione di appello in luogo diverso dal domicilio dichiarato dall’imputato (via Marrone anziché Via Varrone), va rilevato che essa integra, ove non idonea a determinare la conoscenza effettiva dell’atto, una nullità solo relativa che resta sanata – come avvenuto nella specie- se non eccepita immediatamente dopo l‘accertamento della costituzione delle parti (in termini: Cass. pen. sez. 3, 20349/2010, r.v. 247109).
Con un secondo motivo si lamenta violazione di legge con riferimento all’art. 420 ter comma 5 cod. proc. pen, in relazione all’art. 178 lettera c) cod proc. pen. avuto riguardo alla illegittimità dell’impedimento dedotto dal difensore, per l’udienza camerale d’appello, il quale aveva aderito allo sciopero indetto e comunicato “prontamente” dalle Camere Penali.
il motivo è inammissibile.
Esso si risolve nella ripetizione di censure già dedotte in appello, rnotivatamente esaminate e disattese dalla corte di merito, con la conseguenza che esso va considerato non specifico ma soltanto apparente, in quanto non assolve la funzione tipica di critica puntuale avverso la sentenza oggetto di ricorso (Cass. pen sez. 6, 22445/2009; Cass. Penale sez. V, 11933/2005 Rv 231708 Glagnorio; prec. conforme: Cass, Pen. sez.VI, n.12/1996 Rv. 206507 Del Vecchio), la quale aveva in proposito fatto riferimento ad un preciso e condivisibile orientamento giurisprudenziale secondo cui l’impedimento a comparire del difensore è applicabile nel giudizio abbreviato di primo grado ma non nel corrispondente giudizio camerale d’appello (Cass. pen. sez, 4, 33392/2008).
Regola condivisa anche da questa sezione con sentenza 14396/2009 rv, 243263 nella quale si è ribadito che il legittimo impedimento del difensore, quale causa di rinvio dell’udienza, non rileva nei procedimenti in camera di consiglio, per i quali è previsto che i difensori, il pubblico ministero e le altre parli interessate, siano sentiti solo se compaiono.
All’inammissibilità del ricorso stesso consegue, ex art, 616 C.P.P., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che si stima equo determinare in C. 1000,00 (mille).

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di €. 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Depositata in Cancelleria il 08.10.2010

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