Lo “Statuto dei lavoratori”, la legge 300 del 1970, storica perché ha consentito l’effettivo ingresso nelle fabbriche dei diritti fondamentali della persona sanciti nella Costituzione, anche attraverso la promozione della presenza sindacale in azienda, oggi si può discutere, il tempo è arrivato.

Il Governo, infatti, vuole proporre al Parlamento un disegno di legge delega per la redazione di un testo unico chiamato “Statuto dei lavori”. Il ministro Sacconi, in una lettera inviata alle parti sociali l’11 novembre, sollecita la più attenta e vasta partecipazione e cooperazione tra le parti stesse, per la definizione del testo del disegno di legge delega.

Se lo Statuto restasse rigidamente ancorato ai modelli e alle logiche della storia passata, tradirebbe la sua funzione storica che oggi è ancora attuale, cioè quella di costruire un sistema di tutele tali da consentire il pieno sviluppo della persona mediante il lavoro.

L’attuale sistema normativo del diritto al lavoro non soddisfa pienamente nessuna delle due parti del contratto di lavoro. Non i lavoratori, oggi più insicuri e precari, non gli imprenditori, che ritengono il quadro legale e contrattuale dei rapporti di lavoro non coerente con la sfida competitiva imposta dalla globalizzazione e dai nuovi mercati.

Il superamento delle molte criticità nel mercato del lavoro, non può più essere affidato a una concezione statualista dei rapporti di lavoro che alimenta una notevole mole di contenzioso e un sistema antagonista e conflittuale dei rapporti consolidando ed estendendo i diritti del lavoro; non solo quelli tutelati da norme inderogabili di legge, ma anche quelli di matrice promozionale che li rendono adattabili ed esigibili a una realtà in costante movimento.

La delega si propone di identificare, sulla base della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali U.E., un nucleo di diritti universali e indisponibili per tutti i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori a progetto e le monocommittenze.

Le tutele non comprese tra i diritti universali saranno affidate alla contrattazione collettiva.

La bozza della riforma prevede l’estensione degli ammortizzatori sociali e contempla interventi di politica attiva con particolare attenzione alla valorizzazione di percorsi formativi per competenze e in ambiente produttivo.

Bozza disegno di legge

Fonte: Ministero del lavoro e delle politiche sociali