Cassazione, Sez. II, 27 ottobre 2010, n. 21960

(Pres. Rovelli – Rel. Goldoni)

Svolgimento del processo

Con citazione del 1994, M. T. M. conveniva di fronte al tribunale di Nuoro il proprio marito, F. U. e la nuora, S. P. e domandava la declaratoria di simulazione del contratto con cui il primo aveva venduto all’altra un appartamento compreso nella comunione coniugale; la convenuta resisteva alla domanda mentre l’U. rimaneva contumace e decedeva poi in corso di causa.

Intervenivano in suo luogo i di lui figli, aderendo alla domanda della M.; con sentenza del 2002, l’adito Tribunale rigettava la domanda per quanto relativo alla comproprietà della attrice sull’immobile de quo e la accoglieva sotto il profilo della simulazione.

Proponeva appello la P., cui resistevano gli appellati.

Con sentenza in data 13/20.2.2004, la Corte di appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, rigettava l’impugnazione e regolava le spese.

La domanda era stata proposta nei due anni dal momento in cui la M. aveva dichiarato di aver avuto notizia del contratto, né ne era stata dimostrata la previa conoscenza.

La prova per testi era ammissibile in quanto la M. era pur sempre terza, rispetto ai contraenti ed aveva pertanto titolo, quale erede, a chiedere la ricomprensione del bene nell’asse ereditario, come era interesse dei figli.

Non si ravvisava poi mutamento della domanda nel corso del giudizio di primo grado, atteso che gli intervenuti avevano aderito a quella della M. che, fin dall’atto di citazione, aveva chiesto la nullità del contratto; in ogni caso, mai la P. aveva dichiarato di non accettare il contraddittorio.

La prova richiesta dalla P. era una prova contraria rispetto a quella di controparte e pertanto inammissibile siccome non nuova.

Per la cassazione di tale sentenza ricorre la P. sulla base di quattro motivi, illustrati anche con memoria; le controparti resistono con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo si lamenta violazione dell’art. 101 cpc, in ragione del fatto che all’atto della riassunzione del processo a seguito della morte dell’U., la M. ebbe a proporre, in via subordinata, una domanda di nullità del contratto non più basata sulla di lei veste di comproprietaria dell’immobile compravenduto, ma di simulazione, in qualità di erede del de cuius; alle conclusioni rassegnate dalla loro madre ebbero poi ad aderire i figli ed eredi dell’U..

La sentenza impugnata, a fronte delle contestazioni della P., che lamentava essere stata così proposta una domanda nuova, oppose che era stata comunque chiesta la nullità del contratto e che, in ogni caso, la controparte non aveva dichiarato di non voler accettare il contraddittorio al riguardo.

Risulta per contro, come evidenziato in ricorso, che la P. all’udienza immediatamente successiva a quella in cui la M. aveva avanzato la domanda di nullità quale erede, poi accolta dal primo giudice e in seguito anche dalla Corte di appello, aveva dichiarato di non accettare il contraddittorio.

Sotto questo profilo pertanto la asserzione della Corte sarda risulta smentita dall’esame degli atti di causa.

Se è poi vero che la domanda della M. era sempre quella di nullità del contratto, la causa petendi risultava indubbiamente mutata, atteso che la nullità era stata invocata nell’atto di citazione quale comproprietaria del bene, mentre all’atto della riassunzione la qualità di erede costituiva il presupposto della domanda come azionala.

Ora la modificazione in corso di causa della causa petendi integra senza dubbio alcuna immutatio libelli, atteso che le ragioni che sorreggono la posizione di erede sono assolutamente diverse e non riconducibili a quelle che spettano in qualità di comproprietario, cosa questa che comporta mutamento della domanda, su cui risulta essere stata dichiarata formalmente la non accettazione del contraddittorio.

A prescindere dagli effetti che tale constatazione spiega nei confronti della M., sta di fatto che i figli dell’U. erano intervenuti quali eredi di questi e, avendo aderito alle domande proposte dalla loro madre, avevano fatto propria anche la domanda di simulazione.

Ma a questo punto, stante la inammissibilità della domanda della M. per la ricordata immutatio libelli, essi avrebbero dovuto notificare anche alla madre, quale coerede, la domanda di nullità per simulazione.

Non essendo stato provveduto a tanto, ne risulta una disintegrità del contraddittorio, atteso che la M., una volta dichiarata la sua domanda di simulazione inammissibile, non avrebbe potuto, sin dal primo grado, prendere parte al giudizio afferente alla simulazione, cosa questa che avrebbe dovuto essere vicariata mediante la notifica, da parte dei coeredi, della domanda di nullità della simulazione nei di lei confronti.

L’accoglimento del motivo in esame comporta la nullità dell’intero giudizio, con rimessione della causa al giudice di primo grado, per integrazione del contraddittorio, ai sensi dell’art. 354 cpc, atteso che domanda di simulazione avrebbe dovuto essere notificata alla M., quale coerede, come non è avvenuto.

Ovviamente, gli altri motivi risultano assorbiti.

Poiché la decisione sulle spese di lite deve essere assunta in base all’esito complessivo della stessa, appare opportuno rimettere la decisione al riguardo al giudice del rinvio.

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara la nullità dell’intero giudizio e rimette gli atti al primo giudice, anche per le spese, ai sensi dell’art. 354 cpc, per integrazione del contraddittorio.