Il cdm ha approvato il ddl Alfano sullo smaltimento dell’arretrato. Sì ai praticanti negli uffici giudiziari. Arriva la motivazione semplificata. E 600 magistrati ausiliari. Arriva la motivazione semplificata nelle cause civili. Se le parti non saranno soddisfatte della motivazione in versione ridotta, potranno sempre richiedere quella estesa. In appello sarà possibile per il collegio pronunziare sentenza contestuale e delegare gli atti istruttori a un solo giudice. Sono alcune delle misure messe in campo dal ministro della giustizia Angelino Alfano per smaltire l’enorme contenzioso civile arretrato (6 milioni di cause). Una zavorra troppo pesante che, come ha ricordato il Guardasigilli, impedisce al sistema giustizia di camminare spedito e rischia di vanificare gli effetti positivi della riforma del processo civile e dell’informatizzazione. Perché se è vero che nel 2010, per la prima volta dopo 30 anni il numero delle cause smaltite è stato superiore a quello dei nuovi giudizi iscritti a ruolo (il che ha portato a una riduzione complessiva dell’arretrato pari al 4%), è altrettanto innegabile, ha osservato Alfano nella conferenza stampa di presentazione del ddl approvato ieri «salvo intese» dal consiglio dei ministri, che «la giustizia civile non può correre se c’è uno zaino di piombo di arretrati di circa 6 milioni di cause». Largo quindi a questo nuovo pacchetto di misure (peraltro già annunciato dal ministro all’inaugurazione dell’anno giudiziario) che non a caso sono state varate ieri nel consiglio dei ministri dedicato agli interventi di rilancio della competitività e dello sviluppo. «Oltre a un debito pubblico economico l’Italia ha anche un debito giudiziario», ha ricordato Alfano, «12 milioni di cittadini hanno posto istanza di giustizia e non hanno avuto risposta». Per aiutare i magistrati a smaltire le cause pendenti sono in arrivo anche forze nuove. Si comincerà con un esercito di 600 giudici ausiliari, scelti tra magistrati e avvocati dello stato in pensione. Il loro compito sarà portare a sentenza esclusivamente le cause più risalenti. Non avranno uno stipendio fisso, ma percepiranno un gettone per ogni lite definita. E poi sarà la volta dei praticanti che potranno svolgere il tirocinio negli uffici giudiziari, con funzione di assistenti di studio dei giudici. Potranno essere scelti dalle università e dalle scuole di specializzazione per le professioni legali sulla base del curriculum accademico e non avranno diritto ad alcun compenso. Programma per la gestione del contenzioso. Il disegno di legge impone ai vertici degli uffici giudiziari di preparare ogni anno un piano con i numeri di smaltimento degli arretrati. Entro il 31 gennaio di ogni anno i presidenti di tribunale e di Corte d’appello dovranno redigere il «programma per la gestione del contenzioso civile pendente» in modo da attuare il principio della ragionevole durata del processo previsto dalla Costituzione (art.111). Nel programma dovranno essere definiti: – gli obiettivi di riduzione della durata dei giudizi concretamente raggiungibili nell’anno in corso; – gli obiettivi di rendimento dell’ufficio: – l’ordine di priorità nella trattazione dei procedimenti. I vertici degli uffici giudiziari dovranno vigilare sul raggiungimento degli obiettivi e comunicheranno gli standard di velocità da raggiungere agli ordini forensi locali e al Consiglio superiore della magistratura. Appello e Cassazione. Un’altra novità riguarda l’obbligo per le parti di ribadire espressamente la volontà di definire la causa. La nuova regola si applicherà ai giudizi civili pendenti in Cassazione e in appello da oltre due anni. Sarà la cancelleria ad avvisare le parti dell’onere di presentare istanza di trattazione del procedimento. Se entro sei mesi (termine perentorio) dalla ricezione dell’avviso, nessuna delle parti, con istanza scritta, dichiarerà di avere ancora interesse alla trattazione della causa, il ricorso si considererà abbandonato e il giudice dovrà pronunciare l’estinzione del processo. Motivazione breve. Il ddl introduce nel libro II del titolo I del codice di procedura civile un nuovo capo nuovo di zecca (III-quater) dedicato alla motivazione breve. Che sarà la regola del processo civile (a meno che la decisione non sia collegiale). Il giudice, entro 30 giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica, fisserà con decreto l’udienza per la pronuncia della sentenza con motivazione breve. Che in pratica consisterà nella lettura del dispositivo e in un elenco sommario dei fatti rilevanti, delle fonti di prova e dei principi di diritto su cui la decisione è fondata. La sentenza si intenderà depositata con la sottoscrizione del verbale da parte del giudice e sarà immediatamente depositata in cancelleria. Le parti che vorranno impugnarla dovranno chiedere, entro 15 giorni dalla pronuncia, la motivazione estesa che il giudice depositerà nei successivi 30 giorni. Francesco Cerisano

Fonte: ITALIA OGGI