Risoluzione del rapporto di lavoro per i dipendenti pubblici con accertata inidoneità psicofisica

L’accertata e permanente inidoneità psicofisica al servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato può essere causa di risoluzione del rapporto di lavoro.

Il Consiglio dei Ministri del 7 aprile 2011 ha esaminato, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Brunetta, uno schema di regolamento, che, nell’ottica della tutela dell’efficienza della PA, stabilisce procedura di accertamento, effetti e trattamento giuridico ed economico della misura, prevista dal decreto legislativo n. 165/01, all’art. 55 octies, introdotto con il decreto legislativo n. 150/09.

Destinatari del regolamento, che verrà ora trasmesso al Consiglio di Stato per il previsto parere, sono i dipendenti, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca, delle università e delle Agenzie.

Al personale in regime di diritto pubblico (come magistrati, appartenti alle forze di polizia, alla carriera diplomatica,ecc), si applica la disciplina prevista dai rispettivi ordinamenti.

Inidoneità psicofisica permanente assoluta, ai fini del decreto, è lo stato di colui che “a causa di infermità o di difetto fisico o mentale si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa”; inidoneità permanente relativa è lo stato di colui che “a causa di infermità o di difetto fisico o mentale si trovi nell’impossibilità permanente allo svolgimento di alcune o di tutte le mansioni dell’area, categoria o qualifica di inquadramento”.

Avvio della procedura

L’iniziativa per l’avvio della procedura per l’accertamento dell’inidoneità spetta all’amministrazione di appartenenza del dipendente o allo stesso dipendente interessato. Se il dipendente presta servizio in un’amministrazione diversa rispetto a quella di appartenenza, quest’ultima si attiva su segnalazione dell’ amministrazione dove il lavoratore è assegnato.

Il dipendente può presentare la relativa istanza in un qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova.

L’amministrazione avvia la procedura, sempre dopo il superamento del periodo di prova, nei seguenti casi:

  • assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento;
  • disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio;
  • condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente al servizio.

Nella prima ipotesi, l’amministrazione, prima di concedere l’ulteriore periodo di assenza per malattia, accerta le condizioni di salute del dipendente, dandogliene preventiva comunicazione, tramite l’organo medico competente, per verificare se esistono eventuali cause di permanente inidoneità psicofisica assoluta o relativa. Nelle restanti due ipotesi l’amministrazione può chiedere che il dipendente sia sottoposto a visita, al fine di verificare l’eventuale inidoneità relativa o assoluta, dandone immediata comunicazione al dipendente.

Se la inidoneità permanente assoluta al servizio è accertata, l’amministrazione lo comunica al lavoratore, entro 30 giorni dal ricevimento del verbale medico, risolve il rapporto di lavoro e corrisponde l’indennità sostitutiva del preavviso, se dovuta. Resta ferma la disciplina vigente in materia di trattamenti pensionistici per inabilità e la disciplina relativa agli infortuni sul lavoro. Sul sito dell’Inpdap (Istituto nazionale di previdenza dei dipendenti pubblici) le indicazioni sul collocamento a riposo a seguito di accertamento dello stato di salute.

Fonte: Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione – Newsletter Governo

 

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