Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 29-09-2011) 14-10-2011, n. 37024

Motivi della decisione

Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato.

La generale operatività dell’art. 33 c.p.p., comma 2, secondo cui le disposizioni sulla destinazione agli uffici, sulla formazione dei collegi e sull’assegnazione dei processi non si considerano attinenti alla capacità del giudice, trova un limite esclusivamente in quelle, caratterizzate dall’arbitrio nella designazione del giudice e realizzate al di fuori di ogni previsione tabellare, proprio per costituire un giudice “ad hoc”, situazioni dinanzi alle quali non può più affermarsi che la decisione della regiudicanda è stata emessa da un giudice precostituito per legge. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 13445 del 30.3.2005 dep. 12.4.2005 rv 231338).

L’accoglimento di una dichiarazione di astensione, quand’anche fosse non condivisibile, non è riconducibile a situazioni “extra ordinerà”, dovendosi altresì tenere conto che la dichiarazione di astensione e l’autorizzazione ad astenersi possono intervenire anche “per gravi ragioni di convenienza” ai sensi dell’art. 36 c.p.p., comma 1, lett. h).

Il secondo motivo di ricorso è proposto al di fuori dei casi consentiti ed è generico, tranne che per quanto si dirà in relazione alla ritenuta non utilizzabilità degli atti provenienti da altro procedimento.

Il ricorrente ha dedotto, quale vizio del provvedimento impugnato, anche la carenza e la manifesta illogicità della motivazione;

sennonchè, secondo la giurisprudenza di questa Corte, condivisa dal Collegio, il ricorso per cassazione contro le ordinanze emesse ai sensi dell’art. 325 c.p.p., in relazione a provvedimenti ex art. 322 bis c.p.p., è ammesso solo per violazione di legge (Cass. Sez. 1 sent. 3264 del 1.7.1994 dep. 16.9.1994 rv 199325).

Infatti nel concetto di violazione di legge, quale si desume dall’art. 111 Cost., e art. 606 c.p.p., lett. b) e c), non possono ricomprendersi la mancanza o la manifesta illogicità della motivazione, che sono separatamente previste ex art. 606, lett. e) come motivi di ricorso distinti e autonomi dalla inosservanza o erronea applicazione di legge (lett. b) o dalla inosservanza di norme processuali (lett. c”. (Cass. Sez. 5 sent. 2879 del 8.5.1998 dep. 9.6.1998 rv 210934. Fattispecie in tema di vizi della motivazione illegittimamente dedotti nel ricorso ex art. 325 c.p.p., avverso l’ordinanza emessa ex artt. 322 bis e 324 c.p.p.).

Solo la assoluta mancanza di motivazione che determina la nullità del provvedimento ai sensi dell’art. 125 c.p.p., comma 3, integra la violazione della legge processuale.

Infatti, le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito, con riferimento al procedimento di riesame delle misure cautelari reali (ma la problematica è identica anche per l’appello in tale materia), che nella nozione di “violazione di legge” per cui soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma dell’art. 325 c.p.p., comma 1, rientrano la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all’inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di ricorso di cui all’art. 606 c.p.p., lett. e). (Cass. Sez. Un. sent. n. 5876 del 28.1.2004 dep. 13.2.2004 rv 226710).

Nel caso in esame non si è in presenza di assoluta mancanza di motivazione, ma al più di denunziata insufficienza o di illogicità della motivazione stessa.

Peraltro il motivo di ricorso, per la parte relativa alla censurata mancanza di motivazione sotto il profilo del travisamento del contenuto di atti del procedimento è altresì generico.

E’ infatti inammissibile il ricorso per cassazione che deduca il vizio di manifesta illogicità della motivazione e, pur richiamando atti specificamente indicati, non contenga la loro integrale trascrizione o allegazione e non ne illustri adeguatamente il contenuto, così da rendere lo stesso autosufficiente con riferimento alle relative doglianze. (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11910 del 22.1.2010 dep. 26.3.2010 rv 246552).

E’ invece fondata la doglianza relativa alla violazione della legge processuale sotto il profilo della ritenuta inutilizzabilità degli atti provenienti da altro procedimento e prodotti dal P.M. a fini cautelari.

Questa Corte ha affermato che sono utilizzabili come gravi indizi di colpevolezza, ai fini della valutazione di legittimità delle misure cautelari personali, atti di altri procedimenti (nella specie, dichiarazioni di collaboranti rese in dibattimento), indipendentemente dalla circostanza che siano state osservate le condizioni stabilite nell’art. 238 c.p.p., non richiamate dall’ari 273 stesso codice. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 40997 del 14.10.2008 dep. 3.11.2008 rv 241431).

Lo stesso principio non può che valere anche ai fini della valutazione della sussistenza del fumus commissi delicti, in materia di misure cautelari reali.

Vero è che la Sezione 3^ penale di questa Corte ha affermato che se l’istanza di revoca di una misura cautelare reale è presentata in dibattimento, non può essere fondata su elementi di prova consentiti, ma non ancora ritualmente acquisiti agli atti processuali. (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 28930 del 27.5.2004 dep. 2.7.2004 rv 229493).

Tuttavia se ciò può essere condivisibile per l’ipotesi di revoca, soprattutto allorchè si tratti di superare (come nel caso esaminato dalla 3^ Sezione penale di questa Corte) una preclusione processuale, non altrettanto può dirsi nella diversa ipotesi di emissione di un provvedimento cautelare, nel quale, di regola, il contraddittorio è successivo all’adozione della misura, la cui esecuzione potrebbe essere pregiudicata da un contraddittorio anticipato.

Si deve quindi ritenere che siano utilizzabili ai fini dell’adozione di provvedimenti cautelari reali, allorchè questi siano richiesti in fase dibattimentale, anche elementi di prova provenienti da altri procedimenti e non ancora acquisiti in dibattimento, analogamente a quanto questa Corte ha ritenuto in materia di misure cautelari personali.

Ha perciò errato il Tribunale, quale giudice di appello, nel ritenere inutilizzabili gli interrogatori dei capi impianti, acquisiti dal proc. pen. n. 32722/08 R.G.N.R. e quindi nel non averli valutati, sempre che fossero già stati dedotti siffatti elementi in sede di richiesta della misura cautelare reale, per evitare il superamento del devolutum.

Si tratta di violazione di norme processuali stabilite a pena di inutilizzabilità. Ne deriva che, in tal caso, l’erronea dichiarazione dell’invalidità della prova integra un “error in procedendo” censurabile in sede di legittimità ai sensidell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c), (V. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 6777 del 9.2.2006 dep. 23.2.2006 rv 233829).

Si impone pertanto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata affinchè il giudice di rinvio proceda ad un nuovo esame dell’intero materiale probatorio, compresi gli interrogatori acquisiti in altro procedimento ed erroneamente ritenuti inutilizzabili, sempre se prodotti già in sede di richiesta della misura.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Napoli per nuovo esame.