esecuzione fondo

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 25-10-2012) 14-01-2013, n. 1709

Svolgimento del processo

1. – Con ordinanza del 29 marzo 2012, il Tribunale di Genova, in sede di riesame, ha confermato il decreto di sequestro preventivo per equivalente emesso dal Gip dello stesso Tribunale, eseguito su un immobile, in relazione al reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, contestato all’indagata per avere omesso, nella sua qualità di legale rappresentante di una società, di versare all’erario l’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all’anno di imposta 2007 per circa Euro 90.000,00.

2. – Avverso l’ordinanza l’imputata ha proposto personalmente ricorso per cassazione, rilevando che l’immobile oggetto di sequestro sarebbe stato conferito ad un fondo patrimoniale con atto del 13 aprile 2007, trascritto il 20 aprile 2007 e sarebbe perciò appartenente – secondo la prospettazione difensiva – “a soggetti estranei al fatto di reato”. Aggiunge la ricorrente che l’immobile in questione sarebbe gravato da un’ipoteca volontaria in favore di una banca per il valore di Euro 310.000,00, iscritta nell’anno 2002; nè il Gip avrebbe comunque argomentato circa l’effettiva disponibilità del bene in capo all’indagata.

Motivi della decisione

3. – Il ricorso è infondato.

La ricorrente assume, in punto di diritto, che i beni conferiti ad un fondo patrimoniale non potrebbero essere oggetto di confisca nè, tanto meno, di sequestro per equivalente, dovendo essere considerati come appartenenti “a soggetti estranei al reato”.

Tale assunto si pone in contrasto con quanto affermato da questa Corte circa la natura del fondo patrimoniale. Si è, infatti, più volte precisato che i beni costituenti detto fondo rimangono nella disponibilità del proprietario o dei rispettivi proprietari, avendo solo un vincolo di destinazione; con la conseguenza che essi continuano ad appartenere al proprietario e che possono essere, perciò, sottoposti a sequestro e a confisca in conseguenza di reati a lui ascritti. Il trasferimento della proprietà dei beni costituiti in fondo a soggetti terzi diversi dei coniugi è, infatti, solo eventuale e deve essere in ogni caso provato da chi intenda trarne conseguenze (sez. 3, 14 gennaio 2010, n. 6290, Rv. 246191; sez. 2, 27 giugno 2007, n. 29940, Rv. 238760). L’onere di motivare circa l’effettiva disponibilità in capo all’indagato dei beni conferiti nel fondo patrimoniale sussiste, dunque, per il giudice di merito, nel solo caso in cui risulti dall’atto costitutivo la cessione formale della proprietà o di quote della proprietà di detti beni (sez. 3, 3 febbraio 2011, n. 18527).

Si tratta di principi che trovano applicazione anche nel caso di specie, in cui il Tribunale del riesame ha preso le mosse dalla circostanza che, dall’atto costitutivo del fondo patrimoniale, risulta che i cespiti immobiliari conferiti al fondo stesso dall’indagata restano “di sua esclusiva e personale titolarità” e che questa se ne “riserva la proprietà” e vi ha correttamente fatto conseguire l’appartenenza di tali beni in capo all’indagata e la loro sottoponibilità a sequestro e a confisca.

Nè a tale conclusione può opporsi, in punto di diritto, quanto rilevato dal ricorrente circa l’esistenza, sul bene sequestrato, di un’ipoteca volontaria in favore di una banca, perchè il sequestro e la successiva confisca non fanno venire meno il peso esistente sul bene, nè intaccano in alcun modo il legittimo diritto del creditore ipotecario al pieno soddisfacimento del suo credito.

4. – Il ricorso, conseguentemente, deve essere rigettato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.