Cass. pen., sez. V, 26 febbraio 2010, n. 8006

Presidente Calabrese – Relatore Amato

Motivi della decisione

Il giudice di pace di Nuoro assolveva Contena Pietro Carmelo dai reati di ingiuria e minaccia, assumendo che le frasi “sei disonesta… ti farò vedere i sorci verdi…” furono pronunciate nel corso di una discussione sorta per motivi di interesse, collegati con un rapporto societario pregresso fra le opposte parti. Si tratterebbe, dunque, di plausibile animosità e di legittimo sfogo mirato a contrastare le avverse regioni della p.l.
Ricorre il Procuratore della Repubblica, deducendo il vizio di motivazione: l’ingiuria sussiste, a prescindere dall’intenzione dell’agente, che lamentava il rispetto dei patti; del pari, va ravvisata la minaccia, qualunque fosse il fondamento delle ragioni fatte valere dall’imputato, che voleva rientrare nel possesso di un appartamento.
Le doglianze non possono essere condivise.
La valutazione dell’offensività della condotta spetta al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivata.
Nella specie il giudice di pace ha plausibilmente chiarito che manca l’offesa all’onore e al decoro, poiché la taccia di “disonestà” non è assoluta e perentoria, bensì legata alla violazione degli impegni assunti, secondo la versione prospettata dall’agente.
Non diversamente, l’espressione “ti farò vedere i sorci verdi”, in un contesto di reciproca ed accesa animosità, evoca in maniera generica l’intento di far ricorso a tutti i mezzi possibili per far valere la propria pretesa e per riappropriarsi dell’immobile in contestazione.
Il ricorso va, dunque, rigettato.

P.T.M.

Rigetta il ricorso.